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    Il bosco di castagno…

     

    Conosciuto  e  coltivato da  tantissimi secoli, il castagno  è diffuso nella  maggior parte d'Europa.  Originario dell'Asia Minore,  arrivato in Grecia e da li successivamente penetrato  in Italia verso il II secolo  A. C.   Il castagno é conosciuto come " Albero del Pane " in  quanto   ha  sempre  rappresentato  una  fonte   di sostentamento   importantissima   per  le  famiglie  povere,   integrando perfettamente la risorsa alimentare con  quella economica,  producendo legname e carbone.

    Famiglia: Fagaceae,

    Nome comune: Castagno

    Nome scientifico: Castanea sativa Miller

    Descrizione:

    Pianta arborea ad alto fusto raggiunge anche i 25 metri di altezza; presenta una chioma ampia e rami snelli, il castagno raggiunge in determinate condizioni dai 400-500 anni di vita. La corteccia è grigio-brunastra. dapprima liscia, poi profondamente screpolata con il passare degli anni. Le foglie sono grandi, lanceolate e margine seghettato. I fiori compaiono dopo le foglie, l'impollinazione avviene principalmente grazie all'azione del vento (anemofila) mentre risulta secondaria l'impollinazione procurata da insetti (entomofila). I frutti castagne) sono rappresentati da 2 - 3 acheni di forma globosa con rivestimento lucido e cuoioso racchiusi in una capsula  spinosa (riccio) che si apre a maturità per far uscire i frutti. Numerose sono le varietà di castagne che si trovano nei nostri monti, la Carpinese, presente anche in Lunigiana e nell'Appennino pistoiese, la Rossola e la Selvana. Ognuna di esse si distingue per forma, dimensioni, colore della buccia e caratteristiche organolettiche. La Carpinese, presenta una forma rotondeggiante e un colore marrone chiaro, la Rossola si differenzia per una buccia color marrone-rossastro e una pezzatura media. Infine la Selvana possiede una pezzatura medio-grossa, forma ovale con buccia color marrone chiaro e striature in rilievo. Quest'ultime, ricche di amido e di zuccheri, nutrienti e digeribili. Fino a qualche tempo fa, costituivano durante l'inverno, un alimento fondamentale per la gente di montagna.

    Calorie: Rispetto alla frutta fresca, l'apporto calorico delle castagne fresche è superiore. Per 100 gr. di castagne fresche (parte edibile 69 gr.): KCal 250, KJoule 688.00, Calorie da proteine 7%, Calorie da carboidrati 84%, Calorie da grassi 9%. Meglio evitare di sommare le castagne al pane e alla pasta se non si vuole assumere una quantità di calorie molto alta.

    Proprietà:La quantità d'acqua nel prodotto fresco si aggira intorno al 50 % e sono altamente energetiche. Le castagne contengono anche proteine vegetali, sali minerali, vitamine idrosolubili, potassio, di fosforo, zolfo, magnesio, cloro, calcio, ferro e sodio. Tra le vitamine sono presenti la B1, B2, C e PP. La composizione della castagna è simile a quella del grano; tuttavia il suo valore nutritivo è inferiore a quello della farina di grano. La castagna e' molto digeribile e i suoi zuccheri sono facilmente assimilabili. Sono indicate per anemia, stanchezza psicofisica, inappetenza, magrezza. Essendo ricche di fibre sono utili per la funzionalità intestinale.

    Controindicazioni: Sono controindicate per chi soffre di: diabete, obesità, acne, malattie del fegato, aerofagia, colite.

    Il CINIPIDE GALLIGENO DEL CASTAGNO:

    Il cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu) è un imenottero originario della Cina, che a partire dagli anni ’40 si è diffuso dapprima nell’area asiatica (Giappone e Corea) e successivamente nel sud-est degli Stati Uniti. E’stato segnalato per la prima volta in Italia (prima segnalazione anche per l’Europa) in provincia di Cuneo nel 2002. L’introduzione dell’insetto potrebbe essere avvenuta attraverso l’importazione di marze infestate con presenza di uova o dei primi stadi larvali all’interno delle gemme. In Toscana la prima segnalazione di Cinipide del castagno è stata fatta nel giugno 2008, a seguito del ritrovamento in alcune aree boscate vicine al paese di Castelpoggio nel Comune di Carrara. A seguito di questa segnalazione è stato realizzato un ampio monitoraggio da parte del Servizio Fitosanitario Regionale e del Servizio META della Regione, in collaborazione con il Servizio Foreste della Provincia e con la Comunità Montana della Lunigiana, dal quale è emersa la presenza dell’insetto anche nei comuni di Aulla, Fivizzano, Fosdinovo, Massa e Montignoso. La ricerca ha individuato inoltre focolai di limitata estensione nelle province di Prato, Firenze e Pistoia. Attualmente il Servizio META svolge un’ampia attività di monitoraggio per individuare le aree di diffusione del Cinipide, le direttrici e la velocità di diffusione nel territorio toscano. Questo insetto stimola lo sviluppo di vistose galle di tessuto molto consistente, che si manifestano come escrescenze tondeggianti dalla superficie liscia e lucida, con diametro compreso fra 0,5 e 2,0 cm. Inizialmente si presentano color verde chiaro ed in seguito diventano rossastre, localizzandosi sui germogli apicali o laterali dei rami, sulle foglie lungo le nervature principali e sulle infiorescenze maschili. Le galle determinate dalla presenza di questo insetto possono ostacolare fortemente lo sviluppo dei getti e dei fiori del castagno, riducendo la produzione di castagne e, indirettamente, di miele. La pianta può apparire deperita, ma solo in caso di attacco più intenso può morire. Nelle aree dove l’insetto è oramai insediato, fatto salvo il divieto di prelevare e allontanare foglie e rami di castagno, le uniche prospettive di contenimento della malattia si basano sulla possibilità di utilizzare degli antagonisti naturali autoctoni o, in mancanza, provenienti dal suo areale di diffusione originario. Il Settore Tecnico Controlli Fitosanitari dell’ARPAT con decreto n°310 del 23/10/2008 ha individuato i comuni di Aulla, Carrara, Fivizzano, Fosdinovo, Massa e Montignoso come “aree insediamento”, cioè zone “dove la diffusione dell'organismo e' tale che non si ritiene più possibile la sua eradicazione”, stabilendo, inoltre, alcuni obblighi tra cui i più importanti sono quello di comunicare l’eventuale presenza delle galle agli uffici competenti e di informare Arpat di qualsiasi intervento che richieda l’impiego di materiale di propagazione di castagno (marze, astoni o piantine). Il decreto vieta inoltre di prelevare, utilizzare o movimentare materiale di propagazione da piante di Castagno ad eccezione dei frutti, dei semi e del legname (paleria e legna da ardere priva di fronde). Per il territorio della Provincia di Massa-Carrara le segnalazioni possono essere inoltrate ai seguenti numeri di telefono: 0583 956546 Arpat Lucca, 0585 816560 Servizio Foreste Provincia di Massa-Carrara, 0585 942044 Comunità Montana della Lunigiana.

    I Funghi…

     

    I funghi non sono altro che i frutti di una pianta chiamata micelio, formata da un intreccio di sottilissimi filamenti chiamati ife, e che vive immersa in un substrato nutritizio. Questi frutti, o carpofori, sono i portatori degli organi addetti alla riproduzione, cosa che nei funghi, come nelle felci e nei licheni, avviene per mezzo di cellule piccolissime, chiamate spore che i funghi lasciano cadere a miliardi nel substrato dove vivono. Le spore, quando le condizioni di umidità e di temperatura sono favorevoli, germinano, formando un lungo filamento, la ifa. Questa si allunga e si biforca formando quello che viene chiamato micelio primario, non in grado di riprodursi. La riproduzione avviene quando due miceli primari di sesso opposto si incontrano e si uniscono formando quello che viene chiamato micelio secondario, che è la vera pianta in grado quindi di produrre nuovi carpofori. Detta così sembra una cosa molto semplice, ma il fatto stesso che le spore seminate dai funghi siano miliardi lascia chiaramente capire le difficoltà che trovano per riprodursi. I funghi tradizionalmente raggruppati insieme alle piante crittograme, sono degli organismi, oggi classificati in un regno a sé stante, che provvedono alle loro necessità nutrizionali per assorbimento; sprovvisti di clorofilla, non possono trasformare i sali disciolti nel terreno nelle sostanze organiche a loro necessarie per alimentarsi e per crescere. Si nutrono di carboidrati, di grassi, di proteine già elaborati da altri organismi, e ciò li obbliga a vivere come parassiti su altre piante o in simbiosi con queste o come saprofiti sulle sostanze organiche decomposte.

    Non è sufficiente però conoscere le epoche di comparsa dei funghi per poterli trovare; è necessario conoscere anche l'habitat, in altre parole quali sono i luoghi favorevoli al loro sviluppo, e il sistema di vita delle varie specie. Con delle cognizioni chiare in proposito, il ricercatore non si sposterà a vuoto e potrà, con un po' di fortuna, fare raccolte soddisfacenti.

    Vi sono funghi il cui sviluppo è legato esclusivamente ad un determinato e particolare tipo di vegetazione (bosco di latifoglie o di conifere, bosco misto, prato, terreno coltivato, pascolo alpino ecc.), ad un determinato tipo di terreno (calcareo, siliceo, torboso ecc.), e ad un determinato albero (lance, pino, betulla, carpino, castagno, quercia ecc.).
    Per altri funghi lo sviluppo è condizionato dal clima e dalla temperatura (zone calde, o zone temperate, o zone a clima settentrionale e alpino); per altri ancora dal tipo di substrato (terricolo, lignicolo, umicolo, firnicolo ecc.).

    La raccolta dei funghi deve essere fatta con attenzione in modo da portare a casa gli esemplari nel miglior stato possibile. Questo è un suggerimento, ma ci sono anche altri comportamenti ai quali i cercatori devono attenersi e che alcune regioni hanno ritenuto opportuno inserire tra le prescrizioni delle proprie leggi per limitare i danni agli ambienti di raccolta. La prima cosa cui provvedere è la scelta del contenitore. Meglio di tutto è il tradizionale cesto di vimini a fondo piatto che, anche se ingombrante, assolve egregiamente alla funzione di mantenere i funghi in stato di integrità e in condizione, quindi, di essere identificati bene anche a distanza di tempo e di conservare intatte le loro caratteristiche eduli. In mancanza del cesto di vimini, si può ricorrere ad altri contenitori rigidi e forati. Poco consigliabili sono gli usatissimi sacchetti di plastica nei quali i funghi si comprimono l'un l'altro e con una certa rapidità vanno soggetti a processi di fermentazione (specialmente se acquosi e raccolti durante le ore calde della giornata); e in più non permettono, tali sacchetti, la fuoruscita e la dispersione delle spore che sono in grado, se possono raggiungere il terreno, di determinare la nascita, nel tempo, di nuove colonie fungine.

    Gli esemplari troppo vecchi e quelli in fase di decomposizione vanno lasciati al loro posto, ove possono ancora assolvere al compito cui sono stati destinati dalla natura. Anche gli esemplari troppo piccoli non devono essere raccolti.Non è prudente mettere insieme nel cesto i funghi prescelti per il consumo, e della cui identità si è ben sicuri, con quelli per i quali si nutre una qualche incertezza. Si eviteranno così pericolosi inconvenienti. Si sa, infatti, che anche le spore dell'Amanita phalloides sono mortalmente velenose: un grosso spessore di queste spore depositate su un fungo mangereccio può essere causa di avvelenamento. E necessario quindi gettare via tutti i funghi raccolti se nel cesto si rivela la presenza, anche di un solo esemplare, di questa specie micidiale. Quelli non identificati o che non interessano perché considerati di scarso pregio vanno lasciati al loro posto perché possano essere raccolti da ricercatori più competenti o più adattabili come gusti.

    RISPETTIAMO LA NATURA...... Tutti si saranno resi conto del massiccio calpestio cui sono, da ormai troppi anni, assoggettate certe località delle colline e delle montagne se appena godono una vera o usurpata fama di fornitrici di funghi. Tutti si saranno resi conto di come, oltre al calpestio, a ciò si accompagnino sollevamento di zolle, rimozione di fogliame, rottura di rami, asportazione di giovani piantine, di bacche, di frutti, di fiori e, innanzi tutto, distruzione di ogni tipo di fungo che non sia quello prescelto dal ricercatore. Il terreno in cui i funghi prima nascostamente vegetano e da cui poi vivacemente sbocciano è qualcosa nel quale pulsa una vita molto attiva, che ha delle regole, delle sue necessità anche molto delicate; è un qualcosa in cui operano contemporaneamente molti fattori biologici che si influenzano l'un l'altro in un equilibrio instabile. Nel terreno, specialmente quello dei boschi, vi è tutto un intreccio di filamenti fungini, strutture microscopiche quando sono isolate ma che peraltro si possono percepire anche a occhio nudo perché facilmente si addensano in forma di cordoncini bianchi, deetti miceli. E un intreccio che invade tutto ciò che incontra, dalle particelle del terreno ai residui organici, alle radici delle piante. E con ognuno di questi componenti stabilisce determinati rapporti ed esercita determinate funzioni che sono essenziali sia per lo svolgimento della vita sul suolo sia per la sopravvivenza, per la vegetazione e per la fruttificazione dei funghi stessi. Vi é la credenza che un porcino, una volta caduto sotto la vista dell'uomo, non cresca più, non è una specie di malocchio che si determina, ma, molto più semplicemente l'inconveniente sarebbe dovuto alla rottura della continuità del micelio che porta nutrimento al carpoforo, rottura operata dalla pressione del piede dell'osservatore sul delicato organo fungino sotterraneo.

     

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