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Cenni Storici…
Forno è situato nella stretta vallata del fiume Frigido a m. 212 s.l.m. ai piedi del massiccio delle Alpi Apuane. Il paese, conosciuto anticamente anche come Rocca Frigida, deve il suo nome attuale alla presenza di fabbriche per la lavorazione del ferro, attive già nel XIII secolo.
Le abbondanti acque del Frigido e la notevole quantità di legname fornito dalle vicine aree boscose contribuirono allo sviluppo di questa attività, fiorente fino alla fine dei '500. In questo periodo infatti, a causa del taglio indiscriminato di piante utilizzate per far carbone, il legname cominciò a scarseggiare e le fabbriche di ferro furono convertite in mulini ed opifici per la lavorazione di lana e soprattutto di cappelli venduti ed apprezzati anche fuori dell'area apuana.
La produzione dei cappelli fu, in quel periodo, una delle principali attività di tutto il ducato di Massa Carrara fino all'occupazione francese che portò ai blocco dei commerci e alla conseguente emigrazione delle maestranze all'estero. Le abitazioni costruite o comunque ristrutturate ed abbellite in quel periodo testimoniano ancora oggi la prosperità di quel momento storico. Successivamente incominciarono a crearsi situazioni di notevole disagio economico nonostante l’escavazione del marmo, nei monti adiacenti resa possibile dal restauro della rete stradale. Alla fine dell’Ottocento il conte Ernesto Lombardo trovò le condizioni ideali per impiantarvi un cotonificio a seguito del quale si modificò il quadro socio economico di Forno. Questa industria non solo assorbì molta mano d'opera locale disoccupata, soprattutto femminile, ma ne richiamò dell'altra dai paesi vicini della Liguria e della Lucchesia, accrescendo quindi, consistentemente, la popolazione.
La Filanda rappresenta i resti di un grande opificio tessile della fine Ottocento. Nel 1893 occupava 798 operai dei quali 199 maschi adulti, 55 sotto i 15 anni, 384 femmine adulte e 160 sotto i 15 anni. La fabbrica disponeva di un motore idraulico della forza di 750 cavalli, di 3 caldaie a vapore della potenza complessiva di 500 cavalli e di un motore a vapore di 500 cavalli; il tutto per mettere in funzione un impianto di filatura del cotone da 20.000 fusi. Qui si intuisce la ragione per cui si scelse Forno come sede dello stabilimento, la grande portata d'acqua che il fiume Frigido forniva per tutto il periodo dell'anno. Strutturalmente la Filanda era un vasto complesso che fronteggiava il Frigido per 150 mt. in prossimità della sorgente e che seguiva il profilo del pendio roccioso con una costruzione a gradini. L'edificio può essere distinto in un blocco anteriore (facciata) a tre piani, in un grande blocco centrale a 4 piani di cui 2 seminterrati e in un blocco posteriore degradante verso monte con il dislivello del terreno. La tipologia costruttiva era tra le più avanzate del tempo e rappresentava un esempio di moderna architettura industriale riprendendo elementi consolidati di una linea che aveva vari esempi in altri edifici esistenti in Liguria e Piemonte di proprietà della stessa Società costruttrice.
Il complesso comprendeva inoltre, a monte della fabbrica, un grande edificio destinato a magazzino e convitto per le operaie con 100 posti letto, e sopra quest'ultimo, su una massa rocciosa a picco sul fiume, un palazzo ad uso abitazioni per gli "assistenti" con 10 appartamenti . Possiamo ben dire quindi che, per le capacità produttive, la manodopera impiegata e l'imponenza dei suoi edifici, la Filanda rappresentò, sul finire dell'Ottocento il più grande impianto industriale della provincia ed uno dei più grandi dell'intera Toscana. Gli anni della costruzione della Filanda (1880-1890) furono proprio i più significativi per la fase di industrializzazione del nostro paese.





