Cenni Storici…

Le macchine della Filanda di Forno, all'inizio delle sue lavorazioni, erano inglesi e tutte datate come costruzione 1890 - 1891-1892-1893 e 1894. Questo modello d'industrializzazione trova i suoi cardini in Inghilterra, a partire dalla seconda metà del 1700, nell'epoca della vera e propria Rivoluzione Industriale. Il proletariato industriale, fino ad allora sconosciuto in Italia, fa la sua comparsa ed è, come in Inghilterra, un proletariato debole di donne e bambini. Con la Rivoluzione Industriale il lavoro manuale fu sostituito da quello delle macchine attraverso uno sfruttamento diverso delle risorse ed un diverso uso delle energie. Lo sviluppo della tecnica aumentò notevolmente le capacità produttive e contribuì al progresso dell'uomo e della sua storia. La macchina al posto dell'uomo nel processo produttivo questa è, in sintesi, la sostanza della rivoluzione industriale che interessa al nostro discorso, perché è questa sostanza che nel "reperto Filanda" acquista una chiarezza quasi didattica. Ciò appare in tutta la sua semplicità e linearità negli oggetti e nelle macchine, nei grandi tubi imbullonati della condotta forzata dell'acqua, nelle saracinesche, nel marchingegno per aprire i fori dai quali l'acqua colpirà le pale della turbina, nell'albero verticale che ruota e trasmette il movimento attraverso altri alberi e cinghie alle macchine operatrici. Nel vedere i residui della Filanda si evidenze quella trasmissione del moto e quella moltiplicazione della forza ed all'immaginario appare un'intera fabbrica mossa dall'acqua. La Filanda costituisce quindi "un articolato esempio di archeologia industriale che conserva ancora molti elementi legati alla lavorazione tessile ed in questo senso è un vero e proprio museo tecnico. Il sorgere del grande opificio provocò grande rivolgimento nell'ambiente della piccola frazione montana che aveva, per secoli, basato la sua vita sociale ed economica soprattutto sulla pastorizia, in epoche più moderne sulle "fabbriche del ferro", sull'industria dei cappelli e nell'era contemporanea sul lavoro nelle cave di marmo. Forno che è definito un piccolo "centro cittadino" già alla fine del Trecento con chiesa, ospedale, osteria e rete di strade contava 509 abitanti nel 1584 ed ebbe un primo grosso incremento demografico verso la meta del 1700, in epoca di maggior sviluppo della fiorente industria dei cappelli, quando dai 538 abitanti del 1745 passò ai 648 del 1765. Subì poi un calo della popolazione proprio in relazione al declino di tale industria. Contava 492 abitanti nel 1801 e 499 nel 1819. Nell'Ottocento ebbe un incremento progressivo dai 789 abitanti del 1839 ai 914 del 1871 e ai 1031 del 1881. Poi vi fu un grande balzo tanto che nel 1901 gli abitanti divennero 1968. Nel ventennio in cui si costruì e sviluppò l'attività della Filanda la popolazione era di fatto raddoppiata . L'enorme e straordinario afflusso di gente creò anche problemi urbanistici perché, nonostante la costruzione in paese di case per gli operai, occupati che si ebbero i pochi spazi esistenti per nuovi edifici "le case non poterono che svilupparsi in altezza con problemi di coabitazione e di proprietà fra i nuclei famigliari". Si assistette ad una notevole immigrazione proveniente soprattutto dal comuni limitrofi: Seravezza, Pietrasanta, Camaiore, Carrara, Sarzana. Così in paese cominciarono ad apparire cognomi nuovi e culture diverse. Un moderno collegamento con la città era divenuto indispensabile e visto anche il primario interesse della Società ligure, per il trasporto delle merci e degli operai, il Comune, nel febbraio 1889, stipulò un contratto di concessione che prevedeva la realizzazione di una rete ferroviaria che avrebbe collegato Massa alla Marina, alla Stazione ed a Forno. La ferrovia fu costruita in breve tempo.Il servizio per Marina fu attivato ufficialmente il 22.6.1890, quello per la Stazione e per Canevara (a metà strada per Forno) il 18.4.1891.

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